Soufyane: stranieri per eccellenza

Soufyane: stranieri per eccellenza

«Mi sento italiano al cento per cento: sono nato e cresciuto qui, all’interno della cultura italiana. Sullo sfondo, però, mantengo le mie origini. Mi sento al bivio: qui mi dicono che sono “un italiano di origini straniere”. In Marocco, quando ci vado in vacanza, sono visto come uno straniero».

Soufyane ha 24 anni e frequenta l’università. Nel frattempo, insegna nelle scuole primarie e in quelle materne. Entrambi i suoi genitori sono nati in Marocco e sono arrivati in Valle d’Aosta all’inizio degli anni Novanta. «Il distacco dal loro paese, soprattutto per mia madre: mio padre aveva già viaggiato molto, prima in Nord Africa e poi in Spagna e in Francia. Mia madre invece non voleva partire: ma era prassi che la coppia si formasse di nuovo, e hanno costruito la loro famiglia in Valle d’Aosta.

Quali parole ti vengono in mente, parlando di immigrazione?

«Viaggio. Valigie, partire, lasciare. Andare in un posto per migliorare la qualità della propria vita, per cercare un lavoro e una stabilità».

E che cosa significa partire? E arrivare?

«Arrivare in un paese nuovo può voler dire sentirsi persi: “spaesati”, appunto. Significa sentirsi stranieri, fuori dal proprio mondo e dalla realtà in cui si è sempre vissuti. A volte capita di sentirsi straniero in un luogo e nell’altro: stranieri per eccellenza. Ma non è necessariamente qualcosa di negativo».

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