Cyril: vivere il presente

Cyril: vivere il presente

«Chi lascia la sua terra sentirà sempre la mancanza dei suoi familiari, della sua cultura, perché non potrà più fare ciò che era abituato a fare quand’era a casa. Lascia un vuoto che magari non si vede, ma c’è».

Cyril è arrivato in Italia nell’estate del 2004, seguendo un programma di cooperazione con il Camerun che fa viaggiare gli studenti. Oggi studia all’Università della Valle d’Aosta. «Avevo appena superato l’esame di maturità: c’erano i corsi di lingua, il colloquio, in un percorso molto lungo. Avevo scelto l’Università a Torino, ma poi sono finito ad Aosta. Certo, l’arrivo è stato difficile, ma ci sono più opportunità e un contatto stretto con i professori. E non so che cosa farò domani: vivo il presente».

Che cosa significa, per te, viaggiare?

«Vuol dire incontrare persone nuove, nuove culture, nuove opportunità. Significa anche cercare un ideale di vita».

Che cosa pensi della tua terra di origine?

«Il Camerun è sempre stato un paese molto tranquillo, con un livello economico medio. La situazione politica vede lo stesso presidente da più di trent’anni: mi piacerebbe vedere una qualche evoluzione, sia dal punto di vista politico sia a altri livelli: non c’è mai stata una rivoluzione, e tanti altri paesi ci sono passati davanti. Mi piacerebbe che quest’anno, che è un anno di elezioni, ci fosse un cambiamento. E magari con i miei amici, un gruppo della diaspora, potremmo scendere insieme per vedere se possiamo fare qualcosa».

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Storie

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